Bubbio

Comune di Bubbio

Davide Gamba,  
2016-11-02 23:55:34

LA STORIA

Il primo documento su Bubbio risale al 1142, anche se il luogo era già abitato in epoca romana. Bubbio appartiene a Bonifacio Minore di Cortemilia, figlio di Bonifacio Mar chese del Vasto. Nel 1205 Bubbio viene ceduto a Manfredo II di Saluzzo per 200 lire.

Nel XIII secolo si configura l'aspetto attuale del paese intorno alla via maestra Via Magistra loci Bubii.

Nel 1300 Bubbio appartiene al marchese di Saluzzo e poi a quello del Monferrato.

Nel 1321 Oddone IV del Carretto, figlio di Manfredo Il donava ad un certo marchese Nano di Ceva anche la quarta parte di Bubbio, insieme ad altri possedimenti. Dopo pochi anni, tuttavia, Bubbio risulta nuovamente sotto il dominio di Manfredo III, figlio di Manfredo II.

Un diploma di Carlo IV del Lussemburgo del 1355 conferma a Giovanni di Monferrato l'investitura di tutte le terre appartenenti ai discendenti di Aleramo, tra cui anche Bubbio.

Nel 1464 Bubbio ottiene gli Statuti proprii comunali (conservati ancora nella Biblioteca reale di Torino) dai quali sono evidenti le attività agricole e artigianali cui; dedicava la popolazione. Bubbio ostacola con ogni mezzo i Savoia e nel 1615 tenta di impedire il passaggio delle truppe sabaude.

Nel quadro europeo della pace seguita alle guerre di successione, il 7 luglio 1708 l'imperatore Giuseppe I aggrega il Monferrato al Piemonte. Il nuovo ordine territoriale determinato dall'unificazione del Piemonte viene interrotto solo dalla parentesi napoleonica, in cui anche Bubbio ebbe a soffrire il passaggio di vari eserciti.

All'epoca dell'annessione ai domini sabaudi il paese versava in una situazione di grave crisi: la popolazione, prima assai più numerosa, era scesa nel 1774 a 1035 abitanti pur non venendo mai meno i servizi essenziali, come la scuola. Un certo don Sebastano Sicia, maestro e prete, viene pagato lire 200 per il suo operato da giugno 1736 a tutto marzo 1737. Nell'Ottocento le cose migliorano decisamente, al punto che nel 1848 i Bubbiesi sono già 1402.

La situazione si mantiene invariata fino al secondo dopoguerra. Sono numerosi i Bubbiesi caduti nelle guerre mondiali, come ricorda il bel monumento posto nei giardini pubblici.

Come in altri paesi dei dintorni, Bubbio sviluppa un'agricoltura di avanguardia, soprattutto nel settore viticolo ed enologico e successivamente vede l'apertura di uno stabilimento industriale per la lavorazione di acciai che rappresenta un notevole polo occupazionale per la valle.

 

PRESENTAZIONE

Il borgo di Bubbio (dal latino bivium, perché posto sull'incrocio di strade romane tra la Valle Bormida e l'Astigiano), ha mantenuto intatte alcune importanti caratteristiche urbanistiche, con le vecchie case disposte ai lati della trecentesca Via Maestra, delimitata rispettivamente dal castello e dalla chiesa parrocchiale, e una serie di contrade, vicoli e scalinate che creano scorci suggestivi e angoli di pietra dimenticati dal tempo. 

Il paese sorge su una terrazza rocciosa affacciata nel suo tratto più dirupato sul fiume Bormida e digradante dagli altri lati in campi e prati verso la valle dove lo "stradone" di montiana memoria si biforca in direzione di Canelli. 

Il castello è una splendida dimora tardo-settecentesca, di proprietà privata, con ampie sale affrescate e un bel parco a strapiombo sul fiume Bormida. Sorge sul luogo di un maniero medioevale di cui restano la base della torre e poche altre tracce murarie. 

La parrocchiale dell'Assunta (1750-1779) è uno dei gioielli del barocco di Langa; ha uno schema esagonale con cappelle ovali e all'esterno presenta una mossa facciata in mattoni a vista con portale inserito tra due false colonne pure in mattoni e un architrave a emiciclo sporgente. Tra i numerosi altari, quello di sinistra ha una bella tela della Madonna, probabilmente opera del Gorzio; gli affreschi sull'abside di fondo sono del Morgari, mentre l'organo, a parte la fastosa facciata barocca, è moderno e di particolare pregio musicale. 

Oltre all'Oratorio dei Disciplinati, con facciata e portale settecenteschi, spicca al bivio per Monastero la casa Sizia, un edificio eclettico costruito nell'Ottocento con elegante portale sovrastato da un artistico portichetto ornato da un putto in terracotta.Sulla piazza principale, al centro di un parco secolare, si trova il neoclassico Palazzo del Municipio, con fontana in fronte. Sulle colline bubbiesi, immerse tra i filari, sorgono numerose chiesette campestri: da visitare, sia per la curiosa forma ottagonale sia per lo splendido panorama sulla Valle Bormida, è quella di San Grato, costruita nel XVIII secolo sui ruderi di un edificio romanico dedicato al Santo protettore dalla grandine. Presso la cappella di San Luigi sono stati rinvenuti vasi, anfore e suppellettili, che consentono di individuare in questo luogo il sito della statio romana da cui si è originato il paese. Bubbio è terra viticola per eccellenza, con grandi estensioni coltivate a Moscato, Brachetto, Barbera, Dolcetto, Freisa, Chardonnay e Cortese e alcune giovani e dinamiche cantine; ma è anche luogo di produzione della nocciola Tonda Gentile della Langa (con due laboratori-pasticceria) e della robiola di Roccaverano dop. Ogni anno la Bottega del Vino della Langa Astigiana organizza la camminata "Sui sentieri di Bacco", che abbina il trekking tra i vigneti alla degustazione in varie tappe dei migliori prodotti di queste terre. Il Polentone, che si svolge la prima domenica dopo Pasqua, è la principale tra le varie feste bubbiesi. Rievoca con una grandiosa sfilata storica il gesto di bontà del Marchese del Carretto, che sfamò i calderai bloccati in paese da una grave carestia. 

Bubbio è il primo comune a dichiararsi Antitransgenico.

 

COSA VEDERE

Chiesa parrocchiale dell' Assunta. È stata edificata tra il 1750 e il 1779 su progetto degli architetti Pedrotta e Del Carretto. L'edificio riprende lo schema esagonale con cappelle ovali compenetranti disposte secondo le diagonali. La facciata, sobria pur nell' andamento modulato e mosso tipico dello stile barocco, è in mattoni a vista, come le migliori creazioni del barocco piemontese. Il portale è inserito in un disegno comprendente due false colonne, pure in mattoni, e un architrave a emicido sporgente. Sul lato di sinistra svetta il campanile, intonacato in giallo, con cuspide a bulbo. L'interno, maestoso e raccolto al tempo stesso, è a pianta grosso modo esagonale, con gli angoli smussati, aperti in cappelle, tanto da dare al fedele l'idea della circolarità. In effetti la parrocchiale di Bubbio è l'unica tra le chiese della valle a non insistere sull' asse orizzontale, ma a far perno con tutta la pianta sul punto centrale. È a una sola navata, tanto larga quanto lunga, con cinque esedre occupate da altrettanti altari. Altri due altari si trovano a destra e a sinistra dell'altare maggiore. Quello di sinistra è dedicato alla Madonna Assunta, patrona della parrocchia dal 1779, con una bella tela probabilmente del Gorzio. Gli altri altari sono dedicati a San Giuseppe da Copertino, San Giuseppe morente (a sinistra), alla Madonna di Pompei, alle Anime del Purgatorio (a destra). Due bei pulpiti lignei serviti un tempo per dispute teologiche e sermOni al popolo, si appoggiano a due piloni, all'incirca a metàdella chiesa. Ai lati dell'altare si trovano due matronei e nell'abside di fondo pregevoli affreschi di L. Morgari di Asti, rappresentanti la Tentazione di Gesù e Gesù sul Monte degli Ulivi. Il fonte battesimale, scolpito in legno, è posto in una nicchia separata, sulla parete destra della chiesa. Monumentale è l'organo di forme barocche, di cui è stata completata all' epoca solo la facciata a vista.

Castello. Dell' antico maniero duecentesco - che seguì gli stessi passaggi di proprietà del feudo - oggi non rimane praticamente nulla. Con la presa del potere degli Spagnoli, nel 1639, subì gravi e irreparabili danni. Dalla distruzione si salvò soltanto l'antica torre che dal lato di ponente difendeva il paese come sentinella avanzata. I ruderi passarono poi in proprietà alla marchesa Maria Eleonora Cacherano Crivelli Scarampi Provano, la quale lo alienava, tra il 1783 e il 1787, al signore di Bubbio Annibale Galvagno, esponente dell'illustre famiglia che fin dal 1766 aveva acquisito, con regia patente di infeudazione, la quarta parte del feudo per la somma di 6200 lire. La parte abitativa venne ricostruita in stile neomedioevale nel XIX secolo e si presenta oggi come una elegante, signorile dimora, con ampie sale affrescate, locali di rappresentanza e un bel parco posto sopra uno sperone di roccia a strapiombo sul fiume. Di proprietà privata, il castello viene aperto ogni anno in occasione della festa del Polentone, la prima domenica dopo Pasqua, per la partenza della sfilata storica.

 

Informazioni tratte dal sito del Comune di Bubbio







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