Cassinasco

Comune di Cassinasco

Davide Gamba,  
2016-11-04 23:48:39

LA STORIA

Pare che il paese debba la sua prima origine a una tribù di Liguri, come attesta la desinenza in -asco, che indica un luogo umido particolarmente ricco di acqua o di ruscelli. In effetti è citata ancora a metà Ottocento la presenza di una fonte di acqua dai caratteri fisici simili a quelle delle solforose fredde, sulla sinistra del rio Ambrusan (d'in la feia).

Ma anche i Romani hanno lasciato il loro segno, documentato da qualche resto di poderi e ville di età imperiale (I secolo dopo Cristo) precisamente in zona Valeriano o Pian Valerio, Soriano, Valdiponzi, Carignano, e soprattutto dal quell'accenno alle cassinae, le stalle dove si tenevano le bestie e si faceva il caseus, il formaggio, che è rimasto nel nome del borgo.

Il dominio romano terminò con le invasioni dei Longobardi e dei Franchi, di cui resta il ricordo nel germanico toponimo della regione Staffera. Anche i Saraceni, durante le loro scorribande nei paesi della Liguria, giunsero a Cassinasco saccheggiando e distruggendo ogni cosa e lasciando qualche vaga assonanza nel dialetto locale (rabadan, rafì, farfluc e altri termini del genere pare abbiano una remota origine araba).

Ma il momento storico in cui il paese si sviluppò e acquistò il suo attuale profilo, crescendo intorno all'originario villaggio di Sant'Ilario, fu l'Alto Medioevo, quando il feudo fu proprietà del marchese Aleramo del Monferrato, che l'ottenne da Ottone I nel 967. A questi fu tolto dagli Alessandrini, poi passò in mano agli Astigiani alleati con i Genovesi, i quali nel 1227, in base il trattato di Milano, furono costretti a restituirlo ad Alessandria alleata con Alba e Tortona.

I Vescovi di Acqui, poi, avendone avute le decime (erano le tasse del tempo, la decima parte del raccolto che veniva data all'ente ecclesiastico), le avevano date a titolo di feudo ai signori di Bubbio, uno dei quali, un certo Ligerzio (o Eigerxius) nel 1305 giurava obbedienza e sottomissione al vescovo Oddone.

In seguito Cassinasco cadde sotto il dominio della casa di Monferrato e ne presero possesso i Guttuari, ghibellini astensi che diedero anche un abate al non lontano Monastero di Santa Giulia, per passare poi, nel 1454, agli Sforza signori di Milano.

La vita trascorse abbastanza tranquilla per un paio di secoli, fino ad arrivare al 1615, anno terribile il cui ricordo vive ancora oggi nello squarcio che trapassa la torre seguito a giorni di fittissimo bombardamento. In quel tempo infatti l'esercito del Duca di Savoia passava da Cassinasco e fu attaccato dagli abitanti del luogo che uccisero alcuni soldati dell'avanguardia: il villaggio fu saccheggiato e bruciato dai Francesi, alleati dei Savoia, che si trovavano nelle fila del loro esercito. La furia militare portò all'abbattimento del castello, di cui pare che siano rimaste - oltre alla torre - solo alcune lunghe gallerie sotterranee, in gran parte franate o chiuse volontariamente, che collegavano il luogo fortificato con diverse strade di fuga.

Lo stemma dei Galvagno di BubbioLo stemma dei FallettiDopo la distruzione del villaggio e del castello, il paese divenne possesso dei Savoia - lo infeudarono ai Galvagno di Bubbio (1767) e ai Falletti di Barolo - e nel 1796 partecipò alla guerra contro i Francesi vinta da Napoleone, che ebbe occasione di transitare in paese.

Poi, come tutto il Basso Piemonte, condivise le vicende storiche del Risorgimento che portò all'Unità d'Italia, con il particolare curioso - affidato più ai "si dice" che alle cronache storiche - di un coraggioso Cassinaschese che avrebbe partecipato alla spedizione dei Mille nel 1860.

 

PRESENTAZIONE

E' la porta della Langa Astigiana, il miglior benvenuto che questa terra di viti e di boschi, di torri e di pievi possa offrire a chi arriva da Asti, da Alba, da Canelli, da Torino.

Cassinasco è il confine, il limite, la frontiera della Langa. Ce ne accorgiamo salendo i tornanti da Canelli, quando appaiono i primi noccioleti, alternati alle vigne in una geometria. di figure e di colori che assume un fascino particolare in primavera e in autunno.  

Cambia l'aria, cambiano i coltivi e la torre sbrecciata sulla collina sembra preludere ad altri paesi, ad altre storie. Qui Pavese immaginava il punto da cui si sarebbe visto il mare, l'orizzonte che si vuole varcare, il termine che si cerca di superare. 

Non c'è il mare al di là di Cassinasco, ma il vento caldo che dissigilla la neve di marzo anticipa i tepori di Liguria. E tra i cespi di rosmarino e qualche rado olivo che resiste sui versanti più esposti l'uva matura più asciutta e aromatica, con sentori di bosco e di felce, di timo e di sole.  

Qui salgono a piedi i pellegrini dal Belbo e dal Bormida per una visita al Santuario dei Caffi, singolare chiesa dal vago aspetto orientale che domina bianca la cresta panoramica verso Loazzolo, ma qui arrivano anche i gourmets di mezza Italia, attirati dalla qualità di piatti d'eccezione e da vini di pregio. 

Il sacro e il profano si compenetrano, trovano unità nella successione infinita di versanti e di crinalii gli scarsi lacerti di affreschi che ancora appaiono nella cappella di Sant'lIario si affiancano senza soluzione di continuità ai prodotti di uno degli ultimi turuné delle colline, il "mitico" Faccio che non manca mai a una fiera o a una festa nelle piazze di tutti i paesi. 

E' la bellezza della Langa Astigiana, il segreto del suo fascino: la singolare, unica commistione di elementi ambientali, artistici, enogastronomici che si apprezzano proprio in quanto si compenetrano e si completano l'uno con l'altro.

 

COSA VEDERE

La Torre. E’ ciò che rimane dell’antico castello, saccheggiato e dato alle fiamme dalle truppe franco sabaude, nel 1615, durante la guerra per la successione del Monferrato.

Un tempo il castello di Cassinasco con la sua torre doveva avere estrema importanza strategica in quanto dominava la via che dalla valle del Belbo immetteva in quella della Bormida; qui si dipartivano i bivi delle piste medioevali di collegamento con Rocchetta Palafea, Loazzolo, Bubbio e Canelli, il cui tracciato è in gran parte ricalcato dalle strade odierne.

La torre si presume sia stata eretta in epoca bizantina – longobarda, come altre presenti nella zona. Presenta pianta quadrata come quella di Cavatore, Terzo e olmo Gentile con una struttura molto massiccia, alta e con una pregevole pietra squadrata.

Sul lato nord e sud sono presenti tracce di costruzioni addossate e ammorsate nella struttura, segno evidente della simultanea realizzazione, si può ipotizzare, di una piccola edificazione a castello.

La torre medioevale recentemente restaurata e dotata di scala interna con ballatoio a circa 20 metri di altezza (con visita sempre possibile). con importanti opere di ingegneria naturalistica è stato predisposto un belvedere dal quale si possono ammirare la cerchia delle Alpi con il Monviso isolato sullo sfondo, e più ravvicinate le valli Belbo e Bormida.

La realizzazione di un'area verde, con pista da ballo e parco giochi, ha permesso di far rivivere l'intera parte alta del paese, che resta tuttora il centro della vita sociale di Cassinasco. Proprio di fronte all'altura già fortificata troviamo infatti la parrocchiale dedicata a Sant'Ilario.

 

La Chiesa parrocchiale. Proprio di fronte all'altura già fortificata del "castello" troviamo la parrocchiale dedicata a Sant'Ilario. 

Sant'Ilario, raccolta e armonica, rivela tuttora caratteri barocchi nell'interno, dove, oltre a un altare marmoreo settecentesco con paliotto bombato, sono visibili dei pregevoli affreschi di epoca diversa.

Spiccano tra le tante decorazioni una tela absidale, presumibilmente seicentesca, che rappresenta il Santo patrono, un tondo con Santa forse ancora cinquecentesco e una bella raffigurazione della Madonna che dà da mangiare a Gesù Bambino, attingendo con un cucchiaio da un piatto sorretto da un angelo, mentre San Giuseppe segue la scena ostentando sornione una ciocchettina di ciliegie.

 

Informazioni tratte dal sito del Comune di Cassinasco







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